Riflessione moderatamente alcolica n. 3

Alla fine ti voglio bene, mondo. E ho deciso di restare. Nonostante tutto. Nonostante tutti. Sai cosa pensavo ieri, mondo? No, non lo sai e non t’importa un cazzo. Comunque, per la cronaca, pensavo che alla fine tutta questa retorica sull’unicità di ogni individuo è solo una stronzata. Siamo tutti uguali. Tutti sperduti. Solo che alcuni non lo sanno e altri fanno finta di non saperlo. Non ho mai capito se la consapevolezza sia un bene o un male. Forse è solo uno dei tanti problemi che ci poniamo senza che ce ne sia alcun bisogno. Alla fine dobbiamo solo alzarci e vivere. Senza tanti fronzoli. Senza pavoneggiamenti, senza chiedersi perché lui sì e io no o come mai lì invece che là. Su lì e là l’accento ci va. Questo ci insegnano a scuola e va bene così. Ti voglio bene mondo perché alla fine tu che c’entri? Tu sei un palcoscenico su cui avvengono le improvvisazioni teatrali di forme di vita. Tutte uguali. Quante volte mi sono sentito una pianta, quante volte mi sono comportato da animale, quante volte non mi sono sentito uomo. Tu che cazzo c’entri. Ti voglio bene. Non so se notate che scrivo sempre le stesse cose e alla stessa maniera. In fondo mi sembra un atto di profonda onestà. Uso la forma retorica della domanda retorica ripetuta tre volte in forma diversa. Sempre. Non potrei mai scrivere un manuale di scrittura perché non arriverei alla fine del primo paragrafo, non saprei cos’altro scrivere sulla scrittura se non che io batto i tasti e a te, se va, leggi altrimenti no. Mentre sto scrivendo un bambino piccolo piange, è figlio di una ragazza di poco più giovane, in certi posti usa così. Sono posti a loro modo saggi, dove si fanno i figli e si occupa la giovinezza ad accudirli invece che a far finta di realizzare sé stessi. Non sto giudicando, io sono un relativista puro: va bene anche il contrario di va bene. Non conta cosa facciamo ma come portiamo con stile l’eredità di dna e tratti somatici che non abbiamo scelto. Conta il portamento. Se riusciamo a sorridere nonostante lo schifo, se riusciamo a starci dentro con un andamento non troppo dimesso abbiamo vinto. La mia più grande ammirazione va a chi costruisce delle cose. Costruire delle cose nel mondo è veramente fantastico. Yeah. Chi costruisce sa benissimo che la costruzione prima o poi andrà distrutta ma intanto qualcuno ci farà qualcosa e passerà un po’ di tempo grazie a quella costruzione. Non amo i critici, in senso tecnico, pur facendone parte, in senso esistenziale. Solo chi costruisce dovrebbe aver diritto di dire la sua. E lo dico pensando che anche distruggere è una forma di costruzione. Ti voglio bene mondo. Ammiro ciò che gli altri hanno costruito o le costruzioni che gli altri hanno distrutto mentre tu reggevi tutto, accettavi tutto, permettevi tutto. Tu sei, mondo, un palcoscenico che ha resistito a qualsiasi cosa, bella o brutta, hai resistito al vagare stupido di esseri presuntuosi e al rannicchiarsi spirituale di esseri amorevoli. Resisti anche a chi scrive di te. Perché te ne fotti. Mi piaci, mondo.